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LA TOSCANA E L'API
Il rallentamento dell'economia non frena la crescita dell'occupazione femminile in Toscana. I dati del 2003 fanno registrare un aumento del 1,5 % del tasso di occupazione rispetto al 2002, mentre il tasso di disoccupazione appare ancora in calo e passa dal 7,4 al 7,3%, raggiungendo così un nuovo minimo storico. In Italia la disoccupazione femminile è risultata, invece, ferma all'11,6%.
"E' un dato importante che ci deve far sperare in una ripresa in tempi non lontanissimi - commenta l'Assessore all'istruzione, formazione e lavoro Paolo Benesperi - perché l'occupazione femminile è spesso la prima a subire i contraccolpi della crisi economica. Il fatto che non solo l'occupazione in generale, ma anche il lavoro delle donne regga ai colpi di una congiuntura difficile, dimostra la vitalità del nostro tessuto economico e la non aleatorietà delle iniziative che, fra gli altri , anche la Regione ha messo in campo per rendere possibile l'accesso al lavoro e le opportunità di nuova occupazione per le donne".
Da un?analisi più dettagliata appaiono in aumento le lavoratrici dipendenti (+1,6%) e, sia pure in misura leggermente inferiore, le lavoratrici autonome (+1,4%). Nemmeno la crisi economica sembra dunque arrestare una tendenza che, a partire dal 1997, ha visto una costante ascesa dell'occupazione femminile che, si può dire, è satato un elemento trainante della più generale ripresa del mercato del lavoro in Toscana.
Nel 2003 le donne che lavoravano in Toscana erano 608.000, a fronte delle 519.000 del 1997. Nello stesso periodo gli uomini occupati sono passati da 832.000 a 875.000, con un incremento decisamente meno eclatante. Se consideriamo una dinamica di medio-lungo periodo, la crescita media toscana dal 1997 ad oggi, attestata su un +17,1%, ci colloca ai primi posti a livello nazionale nella dinamica dell'occupazione femminile, al di sopra della media di incremento del le altre regioni del centro-nord.
Secondo l'assessore Benesperi inoltre questi dati ci avvicinerebbero sempre più all'Europa, dove ci sono paesi con tassi di occupazione femminile molto più alti di quello toscano (51,3%), al di sopra della soglia del 65% (Danimarca, Regno Unito, Paesi Bassi, Finlandia), ma anche paesi come Grecia, Portogallo, Spagna e la stessa Italia, con tassi al di sotto della soglia del 45%.
"La Toscana si colloca oggi a metà fra questi due estremi - prosegue Benesperi - ma non c'è dubbio che dobbiamo puntare verso la soglia più alta e quindi non possiamo abbassare la guardia. E' necessario lavorare ancora per allargare al massimo le opportunità di occupazione al femminile. E questo vuol dire, soprattutto, ampliare e potenziare i servizi a supporto delle donne e della famiglia". Lo zoccolo duro, quello che fa la differenza con la situazione del lavoro maschile, è rappresentato, infatti, non tanto dalla disoccupazione quanto dall'inoccupazione. Ci sono ancora moltissime donne che nel mercato del lavoro non sono mai entrate. Per favorirne l'ingresso è necessario creare iniziative le aiutino a conciliare il lavoro fuori casa con la cura della famiglia, dei figli, degli anziani.
Guardando ai diversi settori nei quali si distribuiscono le 608.000 toscane occupate, si osserva una prevalenza dell'occupazione dipendente, con 460.000 donne, contro le 148.000 lavoratrici autonome. Fortissime nel terziario (che assorbe il 76% dell'occupazione femminile), le donne crescono di più nel settore dei servizi, pubblici e privati (+2,6%), mentre calano nell'industria (-0,4%) e ancora di più in agricoltura (-12,3%). Un'ultima osservazione sulla flessibilità: da sempre caratteristica peculiare del lavoro femminile, aumenta anche nel corso del 2003 con la forte crescita dei contratti a tempo determinato (+10%), che incidono per circa l'11,8% sul totale; scende invece il ricorso al part-time che nel 2003 passa al 17,9% dal 18,9% del 2002. Quanto ai contratti di collaborazione, a fine 2002 le lavoratrici atipiche erano oltre 81.000, circa il 42% del totale.

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