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Articolo 18: e’ referendum: la corte costituzionale lo ha dichiarato ammissibile
statuto dei lavoratori: articolo 18

L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori si applica alle aziende con più di 15 dipendenti e impone al datore di lavoro, dopo sentenza del giudice, il reintegro del dipendente nel caso sia stato licenziato “senza giusta causa” o “senza giustificato motivo”.
La Corte Costituzionale nel mese di Gennaio ha dichiarato ammissibile il Referendum sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori.
Negli ultimi quindici anni sono state promosse tre iniziative referendarie sull’art.18, la prima fu quella del 1989, dopo che la Corte Costituzionale ammise il referendum questo fu evitato vista l’approvazione della Legge 108 avvenuta l’11 Maggio del ’90 che estese l’obbligo della giusta causa o del giustificato motivo oggettivo ai licenziamenti anche alle imprese con meno di 15 dipendenti, che fino a quel momento erano escluse, andando a prevedere un risarcimento economico in caso di accertata mancanza di giusta causa o motivo oggettivo.
Il secondo fu promosso dai Radicali nell’anno 2000, che chiedeva l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, in quell’occasione il referendum si svolse ma non raggiunse il quorum necessario a rendere valida la consultazione popolare.
L’attuale iniziativa referendaria, che è stata dichiarata ammissibile, vuole estendere a tutti i lavoratori subordinati il diritto del reintegro nel posto di lavoro in caso di mancanza di giusta causa o di giustificato motivo del licenziamento. Questo significa che se un licenziamento è ritenuto ingiusto, le imprese senza nessuna eccezione saranno obbligate a reintegrare il dipendente al posto di lavoro oltre a riconoscergli gli interi emolumenti dalla data di licenziamento dichiarato illegittimo sino alla data del reintegro.


L’ITALIA E L’EUROPA

A questo punto è giusto chiedersi cosa avviene negli altri Paesi Europei mettendo a confronto le loro regole con le nostre.
Un punto riunisce tutti i Paesi ed è quello “che il lavoratore ha sempre, e comunque, il diritto a ritornare al suo posto di lavoro se è stato licenziato mettendo in atto discriminazioni per sesso, razza, politica, religiosa, sindacale o per condizioni fisiche”.
Dopo aver visto le normative dei vari Paesi Europei possiamo affermare che nella maggior parte dei casi prevale il risarcimento al reintegro.






In Europa vengono applicate le seguenti norme:
Risarcimento – Reintegro: una norma messa in atto in alcuni Paesi Europei, nel senso che sono due soluzioni alternative tra loro. I seguenti Paesi l’applicano così:

Germania : il datore di lavoro deve motivare le ragioni che rendono innoportu-
no il reintegro e quindi la scelta del risarcimento.
Francia: il datore di lavoro non è tenuto a dar corso al’ordine di reintegrazione
e quindi può optare per il risarcimento e corrispondere un’indennità sostitutiva
fino ad un massimo di 39 settimane di retribuzione.
Svezia: l’indennità sostitutiva è compresa tra le 16 e le 48 mensilità, e viene
stabilita in base all’età e all’anzianità di servizio.
Spagna: il datore di lavoro deve motivare il rifiuto di reintegrare il dipendente
e solo dopo può optare per l’indennità fino ad un massimo di 15 giorni di
retribuzione per anno di lavoro, senza però superare le dodici mensilità.
Grecia: scelta tra risarcimento o reintegro.

Risarcimento: Belgio, Danimarca, Gran Bretagna: il lavoratore può richiedere solo il risarcimento del danno.
Finlandia: il lavoratore può richiedere oltre il risarcimento anche interventi formativi, a carico del datore di lavoro, che conservino o migliorino la sua professionalità.


Reintegro:Italia, Austria e Portogallo: il lavoratore può pretendere di essere reintegrato al posto di lavoro.

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