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Previdenziale: TUTELA DELLA MATERNITA’ E PATERNITA’ – MODIFICATO IL TESTO UNICO
TUTELA DELLA MATERNITA’ E PATERNITA’ – MODIFICATO IL TESTO UNICO

Sulla Gazzetta Ufficiale del 27 maggio 2003, n. 121, è stato pubblicato il D.Lgs. 23 aprile 2003, n. 115, recante modifiche ed integrazioni al D. Lgs. 23 marzo 2001, n. 151, Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, redatto ai sensi dell’art. 15 della legge 53/2000.
Il D.Lgs. n. 115/2003, che ai sensi dell’art. 11 è entrato in vigore il 28 maggio 2003, è stato adottato, come accennato, in base al disposto dell’art. 15, co. 3, della legge 53/2000, che prevede la possibilità di emanare disposizioni correttive del Testo unico nel rispetto dei principi e criteri direttivi enunciati nello stesso art. 15. Per effetto dell’art. 54 della legge n. 3/2003, il termine per l’adozione del decreto legislativo correttivo è stato portato da uno a due anni dalla data di entrata in vigore del Testo unico.
In linea generale, e nel rispetto dei criteri stabiliti dalla delega, il provvedimento in esame modifica e integra diverse disposizioni contenute nel D.Lgs. 151/2001, intervenendo in alcuni casi a livello puramente formale senza incidere sulla disciplina sostanziale o al fine di perfezionare il coordinamento formale delle disposizioni contenute nelle norme del decreto.
In altri casi il provvedimento innova parzialmente la precedente normativa.
In attesa che il Ministero del lavoro emani le istruzioni applicative delle modifiche apportate dal decreto legislativo in commento, che secondo le indicazioni dallo stesso assunte in via informale non saranno disponibili a breve, segnaliamo le novità previste dal provvedimento.
L’art. 1 del D.Lgs. interviene sull’art. 4 del T.U., che disciplina la sostituzione di lavoratrici e lavoratori in congedo stabilendo che ad essa si possa provvedere tramite l’assunzione di personale con contratto a tempo determinato o temporaneo. L’articolo in esame sostituisce al concetto di assunzione quello di utilizzazione, con riferimento al lavoro temporaneo. Un’operazione analoga viene effettuata dall’art. 5, co. 1 del D.Lgs. che in relazione all’art. 57 del T.U.
L’art. 2, al comma 1, del decreto modifica parzialmente l’art. 16, co. 1 del T.U., che disciplina il divieto di adibire al lavoro le donne in stato di gravidanza e puerperio, divieto valevole per i tre mesi successivi al parto (cfr. lett. c). In base alla modifica in esame, il divieto è esteso dai tre ai quattro mesi nel caso in cui la lavoratrice si sia avvalsa del congedo di maternità “flessibile”, di cui all’art. 20 del T.U. (congedo che può essere fruito dal mese precedente la data presunta del parto fino al quarto mese successivo a quest’ultimo).
Il comma 2 del medesimo articolo interviene sull’art. 17, co. 2 del T.U., che pone alcune norme sull’estensione temporale del divieto di adibire al lavoro le donne. Nel perfezionare il coordinamento formale delle disposizioni, si precisa in termini più chiari che, per alcune delle fattispecie speciali, ossia nel caso in cui la lavoratrice non possa essere spostata ad altre mansioni (art. 17, co. 2, lett.c del T.U.), il divieto può interessare anche i sette mesi successivi al parto su disposizione del Servizio ispettivo del Ministero del lavoro.
Il comma 3 inserisce all’art. 22 del T.U., relativo alle modalità di corresponsione dell’indennità per congedo di maternità e per congedo parentale facoltativo, la norma di rinvio ai criteri previsti per l’erogazione delle prestazioni dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (riportando l’ultimo comma dell’art. 15 della legge 1204/71.
L’art. 3 del D.Lgs. corregge il rinvio operato dall’art. 42, co. 5, del T.U. all’art. 33 della legge 104/1992, relativa all’assistenza di persone con handicap, nel senso di richiamare solo i commi 2 e 3, e di rinviare all’art. 33, co. 1 del T.U. che aveva novellato l’art. 33, co. 1 della legge 104/1992.
L’art. 4 modifica alcune disposizioni del capo IX del T.U. riguardante il divieto di licenziamento, le dimissioni ed il diritto al rientro.
Il comma 1 modifica il comma 4 dell’art. 54 del T.U., relativo al divieto di licenziamento delle lavoratrici in stato di gravidanza e puerperio.
La modifica raccorda quanto previsto dal comma 3, lett. b, dell’art. 54 – che esclude dal divieto di licenziamento il caso di cessazione dell’attività dell’azienda - con il comma 4 dello stesso articolo.
In particolare, al fine di fare salva in termini più chiari tale facoltà, fermo restando il divieto di collocare in mobilità la lavoratrice a seguito di licenziamento collettivo, la norma esplicita la possibilità di collocare in mobilità anche le lavoratrici in stato di gravidanza e puerperio a seguito della cessazione dell’attività dell’azienda, visto che in tale caso viene collocato in mobilità tutto il personale.
Il comma 2 aggiunge un comma alla fine dell’art. 56, introducendo la medesima sanzione prevista per l’inosservanza del divieto di licenziamento anche per la violazione del diritto al rientro e alla conservazione del posto.
I rimanenti articoli prevedono disposizioni modificative della disciplina relativa alle collaborazioni coordinate e continuative (espressione sostituita con il riferimento più generale alle lavoratrici iscritte alla gestione separata di cui all’art. 2, co. 26 della legge 335/1995), alle lavoratrici autonome (nei confronti delle quali trova applicazione anche la disciplina concernente la copertura previdenziale del periodo di congedo parentale oltre che il relativo trattamento economico come previsto prima della modifica del T.U.; il diritto al congedo parentale si applica poi anche nei confronti dei genitori adottivi o affidatari), e alle libere professioniste.
In merito alle disposizioni finali del T.U., l’art. 9 del D.Lgs. precisa che alcuni articoli (artt. 17 e 18) della L. 53/2000 non trovano applicazione nei confronti dei congedi disciplinati dal T.U. escludendoli pertanto dal novero delle disposizioni espressamente abrogate dal T.U. (cfr. art. 86, co. 2, lett. t).

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