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La manovra correttiva dei conti pubblici per l’anno 2004
La manovra correttiva dei conti pubblici per l’anno 2004


L’andamento della congiuntura economica

Nel 2003 il prodotto dell’area dell’euro è cresciuto lievemente (0,4%) e al disotto del risultato del 2002 (0,9).

In Italia, nello stesso anno, si è protratta la fase di debolezza ciclica avviatasi dopo l’11 settembre 2001. Il Pil è aumentato lo scorso anno dello 0,3 %. Nello stesso periodo l’economia ha ristagnato nei primi due trimestri, ha avuto un incremento nel terzo e si è bloccata nel quarto trimestre.

L’indagine semestrale ISAE, effettuata nel periodo febbraio-marzo 2004 e rivolta alle sole imprese che hanno svolto attività di investimento nel triennio 2002-2004, ha segnalato a consuntivo per il 2003 una diminuzione degli investimenti delle imprese manifatturiere ed estrattive pari al 3,4% in termini nominali; il calo ha riguardato soprattutto le imprese di piccole e medie dimensioni, mentre la spesa delle grandi imprese è cresciuta di circa il 17%. Per l’anno in corso, le imprese prevedono di ridurre ulteriormente la spesa di circa il 10%; il calo risulta più marcato per le imprese di piccole e medie dimensioni (-13% per entrambe), mentre le grandi prevedono di ridurre la propria spesa del 7,6%, sempre in termini nominali.

Le informazioni congiunturali suggeriscono quindi il protrarsi della debolezza ciclica avvalorando la possibilità che l’attività rimanga debole per tutta la prima parte dell’anno in corso.

Sulla base delle informazioni finora disponibili, nel primo trimestre del 2004, l’Istat ha valutato che il PIL sia cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e dello 0,8% rispetto al primo trimestre del 2003. Il risultato congiunturale del PIL, secondo l’Istat, è però la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’agricoltura e dei servizi e di una sostanziale stazionarietà di quello dell’industria.

Le stime di crescita dell’economia sono state riviste al ribasso rispetto alle previsioni fatte con il Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2004-2007, presentato la scorsa estate. Nel DPEF 2004-2007 veniva infatti previsto che, rispetto ad una crescita tendenziale dell’1,8 per cento, il PIL programmatico era atteso crescere al tasso del 2 per cento nel 2004, con una accelerazione progressiva nell’arco del triennio successivo.

Tale previsione è stata rivista al ribasso con la nota di aggiornamento del DPEF 2004-2007 presentata a fine settembre 2003 in occasione del varo della legge finanziaria da parte del Governo.

In tale occasione la crescita è stata prevista consolidarsi, nel 2004, ad un tasso pari all’1,9 per cento, valore non discosto da quello previsto per l’Area euro.

Il Ministero dell’economia e delle finanze ha presentato il 7 maggio 2004 la Relazione di Cassa trimestrale, il primo importante documento ufficiale governativo dell'anno in corso sugli indirizzi della politica macroeconomica e della finanza pubblica per il 2004, che anticipa e introduce il Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) 2005-2008, previsto verso la fine di luglio.

La pubblicazione contiene la nuova definizione del quadro macroeconomico di riferimento, con l’aggiornamento delle variabili contenute nei documenti sopra richiamati.

In base alle ultime proiezioni effettuate dal Governo il tasso di crescita del Pil per il 2004 è rivisto al ribasso e si prevede che sarà pari all’1,2%.

Anche i maggiori centri di ricerca prevedono per il 2004 stime di crescita modeste mentre leggermente più ottimistiche sono le previsioni per il 2005:

Previsione PIL - 2004 - 2005
Cer - 1,0 - 1,8
Prometeia - 1,1 - 2,3
Isae - 1,2 - 2,0
Ref. - 0,8 - 1,4
Ocse - 0,9 - 1,9
UE - 1,2 - 2,1
FMI - 1,2 - 2,0

Le previsioni dell’OCSE, effettuate nel suo Outlook economico presentato a Parigi nello scorso mese di maggio, sono invece pessimiste e indicano il pericolo di una crisi di liquidità del sistema finanziario e del blocco conseguente degli investimenti. Questi ultimi sono inoltre frenati dall’insufficienza di quelli pubblici. Il rallentamento degli investimenti può avere forti ripercussioni sulla ripresa dei consumi. Ciò porterebbe ad un rallentamento della crescita economica fino ad azzerarla.

Tuttavia i contributi maggiori alla crescita dovrebbero comunque derivare principalmente dalle componenti interne della domanda mentre il contributo alla crescita del commercio dell’estero risulterebbe negativo per il terzo anno consecutivo.

Le preoccupazioni della Commissione europea

Sulla base della tendenza al rialzo dell’economia e del commercio a livello mondiale e il ritorno alla fiducia dei produttori e dei consumatori interni all’area UE, le proiezioni per il 2004 della Commissione europea indicano un rimbalzo a tassi di crescita medi dell’1,7% per l’area euro e del 2% per l’UE.

Secondo la Commissione europea le prospettive di ripresa sono giustificate oltre che dallo stimolo esterno della domanda mondiale, “dalle condizioni accomodanti di politica macroeconomica, dal perdurante calo dell’inflazione, dalle condizioni finanziarie favorevoli e dai progressi delle riforme strutturali”. La Commissione sostiene che “la ripresa è sostenuta da un aumento della spesa per investimenti, affiancata da un più graduale rilancio dei consumi privati”.

Sotto il profilo dell’andamento dei conti pubblici, la Commissione europea stima che il disavanzo delle amministrazioni pubbliche nell’area euro dovrebbe mantenersi stabile al 2,7% del Pil nel 2004. Tale stima dovrebbe risultare come saldo tra il peggioramento dei conti pubblici in diversi paesi dell’Unione compensato da un miglioramento della situazione in altri.

In Italia il disavanzo di bilancio è stato lievemente inferiore al 2,5% del PIL nel 2003, grazie ai risultati più che favorevoli delle misure una tantum adottate per quell’anno.

Per la Commissione l'andamento delle nostre finanze pubbliche accusa uno scostamento significativo dagli obiettivi stabiliti nei successivi programmi di stabilità. La Commissione prevede per il 2004 un disavanzo di bilancio del 3,2% del PIL, mentre l'obiettivo programmato per il deficit nel programma di stabilità italiano era il 2,2% del PIL nell'aggiornamento del 2003 e lo 0,6% del PIL nell'aggiornamento del 2002. Il divario rispetto agli obiettivi ha natura quasi interamente strutturale. Secondo le previsioni della Commissione il disavanzo corretto per il ciclo dovrebbe deteriorarsi nella misura dello 0,7% nel 2004. I programmi di bilancio si sono ripetutamente fondati su ipotesi di crescita troppo ottimistiche, specie in una prospettiva a medio termine.

In una prospettiva a medio termine la situazione è inoltre preoccupante per il venire meno dei risparmi sulla spesa per gli interessi, derivanti dall’introduzione dell’euro, nascondendo così il deterioramento costante dell’avanzo primario, ora ai livelli più bassi di quelli registrati dall’inizio degli anni novanta.

Lo scenario a politiche invariate per il 2005 della Commissione prevede il deterioramento dell’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche al 4% del PIL.

L’interruzione del processo di riduzione del debito, che, con un livello pari al 106% del PIL, è il più elevato dell’area dell’euro, è una fonte ulteriore di preoccupazione per la Commissione. Senza operazioni straordinarie il rapporto debito/PIL in Italia sarebbe sceso a malapena dal 2001 in poi.

Dalla situazione sopra descritta è scaturita la decisione da parte della Commissione di attivare immediatamente il meccanismo di allarme preventivo affinché le autorità italiane adottino le misure di aggiustamento necessarie (proposta di “early warning” della Commissione). L’allarme preventivo è lo strumento previsto dal patto di stabilità e crescita per suggerire al paese interessato i provvedimenti di bilancio aggiuntivi da prendere in modo da evitare di ritrovarsi in una situazione di disavanzo eccessivo.

Alla fine di aprile scorso la Commissione europea ha adottato quindi una serie di decisioni riguardanti alcuni Stati membri nel quadro della procedura di sorveglianza di bilancio in applicazione delle disposizioni del trattato e del Patto di stabilità e crescita. Tra queste quella riguardante la raccomandazione al Consiglio europeo di indirizzare all’Italia un avvertimento nel quadro di procedura di allarme preventivo. Lo scorso 10 maggio 2004 l’Ecofin (il consiglio dei ministri finanziari dell’Unione europea) ha rinviato a luglio 2004 la decisione sull’early warning poiché il governo italiano si è impegnato anche attraverso l’adozione di eventuali misure aggiuntive a mantenere il deficit sotto il 3% del PIL. A luglio a seguito delle assicurazioni fornite dal Governo italiano sull’adozione delle misure necessarie a tenere fermo l’obiettivo del 3% la decisione è stata rinviata.


I riflessi dell’economia sull’andamento dei conti pubblici

L’insufficiente andamento dell’economia sta avendo dei rilevanti effetti sull’andamento dei conti pubblici.

L’obiettivo per l’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche per l’anno in corso era stato fissato, nel Dpef 2004-2007, nella misura del 2,2% del Pil.

Per il raggiungimento di tale obiettivo era stata varata una manovra finanziaria per il 2004 i cui effetti sono stati valutati nello 0,9% del Pil, affiancando a misure una tantum provvedimenti di riduzione strutturale della spesa corrente.

I ritardi che si manifestano tuttavia nell’avvio di una decisa ripresa economica in Italia hanno portato il Governo a rivedere nuovamente gli obiettivi di finanza pubblica per il 2004.

La stima dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è stata prevista nella Relazione trimestrale di cassa, al 2,9% del PIL e si basa:
• - sulla sostanziale valenza complessiva della manovra attuata con la legge finanziaria e il decreto legge ad essa collegato, pari ad una incidenza sul PIL dello 0,8%;
• - sulla configurazione nel 2004 dell’Anas quale impresa“market”, ossia fuori dall’aggregato della P.A.;
• - sul puntuale rispetto del patto di stabilità da parte degli enti territoriali con particolare riguardo ai rinnovi contrattuali pregressi;
• - su una politica di rigore nell’assegnazione di nuove risorse di funzionamento alle Amministrazioni aggiuntive rispetto a quelle assegnate in sede di bilancio di previsione;
• - sulla piena realizzazione del programma di alienazione di immobili.

Con riguardo alla manovra finanziaria, contenuta nel decreto legge 269/03 e nella legge finanziaria 2004, composta in prevalenza da misure una tantum - condono edilizio, proroga dei termini delle diverse sanatorie fiscali e concordato preventivo - risultano minori incassi rispetto a quanto preventivato.

Le previsioni iniziali circa il concordato preventivo stimavano il gettito in circa 3,6 miliardi di euro, poi ridotti a 2,5 miliardi di euro: a fronte di tale previsione, secondo notizie di stampa, il gettito effettivo sarebbe stato pari a circa 1 miliardo di euro.

Allo stato attuale e in base ai dati disponibili presso l'anagrafe tributaria è possibile conoscere il dato relativo all’adeguamento agli studi di settore: fino al 16 marzo 2004 è stato versato relativamente al periodo d'imposta 2001, un importo di circa 5,7 milioni di euro, relativi a 3.945 contribuenti. Non sono disponibili ulteriori dati complessivi.

Inoltre il Ministero dell’economia e delle finanze ha comunicato che, nel periodo gennaio-aprile 2004 le entrate di competenza comprensive del gettito delle sanatorie fiscali sono state di 93.199 euro, in aumento del 2,7% rispetto a quelle dello stesso periodo del 2003. Al netto delle sanatorie, l’incremento risulta del 2,4%.

Riguardo all’andamento della spesa corrente, nel primo semestre del 2004 si è registrato complessivamente un fabbisogno di circa 38.500 milioni, mentre nell’analogo periodo 2003 il fabbisogno è stato pari a 25.831 milioni.

L’incremento, a parere del ministero dell’Economia, è da attribuire alla debole congiuntura, all’aumento dei prelievi da parte degli Enti locali e delle Regioni (per effetto dell’adeguamento degli stipendi dei dipendenti a seguito dei rinnovi contrattuali e dell’aumento dei pagamenti dei debiti in particolare nel comparto della sanità) e alla circostanza che nello scorso anno si era registrato l’incasso della prima parte delle sanatorie fiscali, pari a circa 8.000 milioni di euro.

Il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168

L’invito della Commissione europea di intervenire senza indugio alla correzione dei conti pubblici già nel corso del 2004 con misure di contenimento per evitare l’early warning ha costretto il Governo all’adozione di un’ulteriore manovra integrativa, basata prevalentemente sui tagli alla spesa e su alcune misure di inasprimento dal lato delle entrate.

Il Governo si è sottratto quindi all’avvertimento preventivo della Commissione per evitare una perdita di fiducia dei mercati e il declassamento del nostro debito pubblico con conseguente innalzamento dei tassi e quindi della spesa per interessi.

È stato quindi approvato il decreto-legge 12 luglio 2004, n. 168, recante interventi urgenti per il contenimento della spesa pubblica.

La manovra ivi contenuta consiste nei seguenti interventi:
• - uno complessivo di 5,5 miliardi di euro per riportare il deficit 2004 al limite inferiore del 3% sul PIL
• - l’altro di 2 miliardi di euro sul fronte amministrativo da attivare solo in caso di necessità.

La manovra da 5,5 miliardi di euro si ripartisce a sua volta nei seguenti interventi che incidono sul livello della spesa:
• - 2,6 miliardi di riduzione della capacità di spesa dei Ministeri per:
o - Consumi intermedi - 1,550
o - Riduzione di investimenti fissi - 310
o - Riduzione stanziamenti leggi pluriennali di spesa - 330
o - Riduzione residui stanziamenti - 80
o - Trasferimenti ad enti e organismi vari - 350
Totale - 2,620
• - Riduzione dei trasferimenti enti pubblici - 350
• - Fondi globali - 100
• - Imprese pubbliche (Poste e Ferrovie) - 100
• - Consulenze, missioni all’estero e altre spese per beni e servizi degli enti diversi dallo Stato - 100
Totale - 650
• - Riduzione dei fondi destinati alle imprese e alle aree sottosviluppate per un ammontare pari a 1,25 miliardi di euro in conto competenza. I tagli riguardano:
o - il bonus occupazione - 150
o - la legge 488 - 750
o - le risorse destinate alla programmazione negoziata - 250
o - il fondo a disposizione delle aree sottoutilizzate - 100
o - Totale - 1,250
Le erogazioni alle imprese per l’anno 2004 per contributi a fondo perduto a carico del Fondo innovazione tecnologica gestito dal Map (L. 488/92, L. 662/96, L. 64/86 e L.46/82) non possono superare l’importo complessivo di 1,7 milioni di euro.

La manovra stabilisce anche nuove entrate per circa 1,3 miliardi di euro con interventi a carico delle fondazioni, assicurazioni e banche. Gli inasprimenti sulle fondazioni bancarie dovrebbero portare al recupero di 220 milioni con l’abolizione dello sconto del 50% sull’Ires. Dalle assicurazioni dovrebbero arrivare 690 milioni grazie al ritocco dell’aliquota sui premi vita e ad un anticipo al 2004 dei versamenti a titolo di acconto. Infine l’aggravio dell’Irap sugli istituti di credito dovrebbe portare nelle casse pubbliche 372 milioni.

Osservazioni e valutazioni

La manovra approvata risulta essere particolarmente pesante perché si concentra tutta con i suoi effetti finanziari negli ultimi 6 mesi dell’anno in corso. Oltre ad avere effetti immediati sull’ammontare della spesa corrente, taglia le risorse agli investimenti destinati sia agli enti pubblici che alle imprese.

La manovra infatti così come impostata ha effetti depressivi sugli investimenti pubblici tramite gli interventi su Ferrovie, sugli investimenti privati attraverso la riduzione degli aiuti alle imprese e sulla domanda pubblica attraverso la restrizione delle modalità degli acquisti di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione. In sintesi la manovra interviene sulle componenti più dinamiche della domanda interna che invece sarebbe necessario sostenere nell’attuale fase congiunturale.

Investimenti pubblici
Preoccupa la contrazione delle risorse a valere sugli investimenti per lo sviluppo della rete viaria quando tra gli obiettivi di rilancio dell’economia ci sono anche quelli di rendere efficiente la rete dei trasporti nazionale, eliminandone le strozzature esistenti e mettendola in sicurezza. Gli effetti che deriveranno saranno quelli di deprimere ulteriormente gli investimenti pubblici su questo settore di vitale importanza.

La centralizzazione degli acquisti
La manovra approvata incide fortemente sui consumi intermedi della Pubblica Amministrazione. In particolare è disposta una riduzione nella misura del 36% degli stanziamenti relativi ai consumi intermedi, limitatamente alle spese non aventi natura obbligatoria, delle Amministrazioni dello Stato.

Considerando che la categoria dei consumi intermedi è stata oggetto di interventi di risparmio dal 1999 è presumibile che la riduzione del 36% vada ad incidere direttamente sulle effettive esigenze delle Amministrazioni. La riduzione prevista, se realizzata, porterà verosimilmente al blocco delle attività amministrative.

Le conseguenze ricadranno sui fornitori che si vedranno bloccati fino a fine anno i contratti e i pagamenti, in caso di forniture eseguite: in entrambi i casi con grave pregiudizio economico.

È inaccettabile che il Governo non mantenga fede agli impegni contrattualmente assunti con effetti economico-finanziari potenzialmente dirompenti sulle imprese fornitrici.

Inoltre il decreto dispone il potenziamento della Consip e l’aumento di controlli e sanzioni per le operazioni in deroga alle disposizioni contenute al comma 3 dell’articolo 26 della legge 23 dicembre 1999, n. 488.

Tali disposizioni provvedono a disciplinare le modalità di acquisto di beni e servizi da parte della P.A. In particolare, le amministrazioni pubbliche possono ricorrere alle convenzioni stipulate dalla Consip ovvero possono procedere in maniera autonoma purchè utilizzino, come limiti massimi, i parametri di prezzo-qualità per l’acquisto di beni e servizi comparabili con quelli oggetto di convenzionamento, anche utilizzando procedure telematiche del mercato elettronico (market place).

La stipulazione di un contratto di fornitura in contrasto con tali disposizioni è causa di responsabilità amministrativa e nella quantificazione del danno erariale si tiene conto della differenza tra il prezzo previsto nelle convenzioni Consip e quello indicato nel contratto autonomamente stipulato.

Il ricorso ai parametri di prezzo-qualità, che sono parametri di tipo valutativo, per l’acquisto di beni e servizi comparabili con quelli oggetto di convenzionamento obbligherà la P.A a compiere valutazioni sulla qualità di beni e servizi che non sempre sono sovrapponibili con quelli oggetto di convenzionamento. Molto verosimilmente l’amministrazione pubblica posta di fronte alla scelta di osservare rigorosamente il comma 3 e quella di individuare la fornitura di beni e servizi meglio rispondente alle proprie necessità, potrà essere indotta a bloccare ogni decisione per non incorrere nella responsabilità amministrativa.

I nuovi meccanismi introdotti possono quindi creare nuovamente tensioni sul mercato di approvvigionamento dei beni e servizi reintroducendo forme di distorsione della concorrenza che erano state superate con gli ultimi interventi legislativi.

Il raggiungimento dell’obiettivo, condiviso, di contenimento della spesa pubblica per consumi intermedi della pubblica amministrazione non può essere raggiunto facendo leva sulla responsabilità amministrativa dell’ente al momento della scelta del contraente ma va perseguito utilizzando criteri di trasparenza nell’offerta dei prodotti e assicurando la concorrenza tra gli operatori presenti sul mercato.

Per realizzare il risparmio atteso nei prossimi cinque mesi non è realistico immaginare il contenimento dei prezzi unitari dei beni acquistati poiché, viste le quantità, il ribasso dovrebbe corrispondere ad un valore pari al 15-18%.

Il nostro timore è che sia il deterrente della responsabilità amministrativa a contribuire alla riduzione strutturale della spesa degli acquisti nei prossimi anni.

Il vero snodo per un efficace contenimento della spesa pubblica è rappresentato invece dalla possibilità di passare dal controllo sui prezzi al controllo sulle quantità attraverso la verifica dell’effettiva capacità gestionale degli amministratori pubblici. In assenza del quale l’intervento di controllo solo sul prezzo d’acquisto è destinato comunque a risultare scarsamente efficace e potenzialmente distorsivo del mercato.

Lo scorso anno Consip ha stipulato convenzioni per un ammontare di circa 2,2 MLD di euro di cui sono stati acquistati in convenzione dalle Pubbliche Amministrazioni meno di un 1 miliardo di euro. Nonostante sia stato coinvolto solamente l’1% del totale della spesa pubblica per acquisti di beni e servizi pari a circa 970 milioni di euro, CONSIP aveva già avuto modo di riallocare le quote di mercato a discapito della concorrenza soprattutto a causa delle procedure di gara utilizzate. Queste infatti avevano individuato forniture per importi estremamente elevati e ed inconsueti per il mercato nazionale cui corrispondevano per pari importo la definizione dei requisiti economico-finanziari dei contraenti, riducendo di fatto il numero dei confronti concorrenziali sostenuti dalle imprese.

Con le recenti disposizioni, si disegna nuovamente uno scenario in cui lo Stato, per il tramite della Consip, potrà stipulare contratti per la fornitura di beni e servizi, su tutto il territorio nazionale, con un esiguo numero di fornitori, rischiando di mancare l’obiettivo di garantire la concorrenza, tra gli operatori economici interessati che possono offrire beni o servizi omogenei e di giungere all’obiettivo opposto: quello di deprimere la concorrenza ad esclusivo vantaggio della tutela della finanza pubblica che nel breve periodo rischia di essere illusorio.

L’obiettivo della Pubblica Amministrazione è quello di ottimizzare il risparmio a lungo termine. Ma occorre ancora verificare se tramite la centralizzazione degli acquisti vi sia stato fino ad oggi un effettivo contributo al contenimento della spesa pubblica con effetti benefici sul deficit dello Stato.

L’obiettivo del risparmio di spesa deve anche poter presupporre la possibilità di confrontare tra loro il maggior numero di offerte di beni e servizi. È noto in base alle teorie economiche che l’offerta si adegua alla domanda.

Pertanto assume estrema importanza la qualità e l’ampiezza della Domanda pubblica nello sviluppo economico di un Paese: se questa interviene innalzando il livello di tecnologia contenuto nei beni si favorisce la crescita economica del Paese. Altrimenti questa viene penalizzata se la domanda pubblica interviene solamente sui beni standardizzati ma a basso valore aggiunto come sembra indirizzarsi il nuovo intervento governativo.

I trasferimenti alle imprese
Il decreto-legge 168/2004 dispone la riduzione dell’autorizzazione di spesa per la L. 488/92 pari a 750 milioni di euro per l’anno 2004.

Parallelamente il provvedimento obbliga il Ministero ad utilizzare le revoche già disposte e da disporre per il 2003 e 2004 per il finanziamento delle iniziative in corso.

Ciò significa che tali somme, che normalmente sarebbero state utilizzate per finanziare l’apertura dei prossimi bandi, saranno utilizzate subito, sui bandi in corso, per sopperire al taglio dei 750 milioni di euro.

L’effetto della manovra sui bandi attualmente in corso potrebbe dunque essere nullo.

Nei prossimi anni però il Ministero non avrà più tali somme residue da utilizzare per l’apertura di nuovi bandi.

Il provvedimento dispone inoltre che per l’anno 2004 le erogazioni alle imprese per contributi a fondo perduto non possano superare l’importo complessivo di 1.700 milioni di euro.

Occorre considerare al riguardo che nel 2003 il Ministero ha erogato contributi in conto capitale per una somma pari a 3.200 milioni di euro ed aveva una previsione di uscita per il 2004 di almeno 2.300.

Ad oggi il Ministero ha già erogato circa 1.050 milioni di euro. Ciò significa che per il 2004 ha capienza per soli ulteriori 650 milioni di euro, da ripartirsi tra i vari interventi agevolativi con una probabile riduzione dell’intervento agevolativo di circa il 50%.

A ciò si aggiunga il fatto che dal 1° luglio 2004 parte la gestione contabile ordinaria che per il Ministero significa notevoli lungaggini ed appesantimenti burocratici nella gestione dei pagamenti alle imprese.

A carico delle imprese si verifica comunque una forte contrazione dei trasferimenti, considerando che il taglio previsto di 1.250 milioni di euro sui 6.000 disponibili quest’anno a favore delle imprese rappresenta una drastica riduzione degli aiuti, pari a quasi al 50% del totale se si prendono in considerazione solo gli ultimi mesi dell’anno. Per di più i tagli si concentrano tutti al Sud i cui tassi di crescita sono notoriamente più bassi rispetto alle altre aree del Paese. La misura interviene inoltre in un momento estremamente delicato della nostra economia.

La riduzione degli interventi pubblici avrà come effetto immediato la diminuzione degli investimenti privati proprio nel momento in cui questi vanno previsti ed effettuati se vero che in questi ultimi due mesi si assiste ad una svolta dell’economia segnalata da tiepidi dati positivi sugli ordinativi e sulla ripresa delle esportazioni.

Va comunque rilevato che il taglio alle risorse non rende più efficiente la loro allocazione in assenza di una revisione delle regole di accesso agli aiuti pubblici.

È inoltre estremamente grave il limite posto a metà anno alle erogazioni a fondo perduto a favore delle imprese, soprattutto in caso di contratti già stipulati per investimenti ammessi al godimento delle agevolazioni e già avviati. Le imprese si vedranno costrette o ad interrompere la prosecuzione degli investimenti o a ricorrere al prestito bancario: in entrambi casi con grave pregiudizio sotto il profilo economico- finanziario della loro attività esercitata.

Conclusioni

In una fase in cui l’economia di fatto è ancora stagnante e in ritardo rispetto alle altre economie, nonostante i primi segnali di ripresa, l’intervento del Governo non potrà che avere un effetto depressivo sul PIL pregiudicando ulteriormente tutti gli spazi di manovra per l’anno prossimo.

Cominciamo a pagare il conto di una politica di bilancio che nei mesi precedenti non è stata in grado di risanare i conti pubblici che hanno visto al contrario un vistoso deterioramento (sanità e rinnovo pubblico impiego) né ha saputo rilanciare la capacità di crescita dell’economia. È difficile immaginare che per l’anno prossimo possa seguire una manovra di natura espansiva e di sostegno all’economia. Sarà più facile prevedere una finanziaria ulteriormente restrittiva come chiede la stessa Commissione europea.

Senza alcuna difficoltà è possibile prevedere che la domanda interna nel suo complesso vedrà nuovamente una forte contrazione dei consumi con effetti negativi sulla crescita del PIL.

Siamo quindi di fronte all’ennesima manovra costruita sull’emergenza che va a toccare quanto era ancora disponibile nelle casse pubbliche.

Vengono bloccati alcuni capitoli di spesa importanti e vitali per le imprese con grave danno per l’economia nel suo complesso per rispettare gli obiettivi di contenimento del deficit fissati con il Patto di stabilità e crescita.

Tutto ciò succede perché le previsioni sulle dinamiche degli indicatori economici sulle quali il Governo ha impostato il DPEF 2004-2007 e la legge finanziaria 2004 sono risultate come era prevedibile sovrastimate e perché non sono state tenute sotto controllo le dinamiche della spesa corrente in particolare quelle degli enti decentrati (rinnovo contratti pubblico impiego e spesa sanitaria).

Occorrerà ora costruire un DPEF tornando a fare strategia di bilancio non in chiave velleitaria ma con credibilità recuperando una forte pulsione nell’indirizzo politico.

Le difficoltà del momento e le necessità di intervenire in maniera efficace per rilanciare l’economia indicano che il tempo delle scelte non è più rinviabile.

Vanno definite le priorità della Spesa pubblica senza tutelare interessi precostituiti o rendite di posizione.

Le priorità coerenti con il modello di sviluppo del Paese dei prossimi anni dovrebbero essere:
• - gli investimenti in infrastrutture, reti e logistica
• - il rilancio competitivo delle imprese attraverso l’innovazione e la riduzione dei costi derivanti dal cattivo funzionamento della concorrenza sui mercati dei beni e servizi.

Il controllo della spesa corrente deve essere fatto non attraverso la riduzione dei consumi intermedi ma sulla revisione delle procedure di controllo di legittimità e di merito dell’attività amministrativa. Bisogna aumentare la capacità degli organi di controllo interno delle amministrazioni pubbliche di verificare nel merito e nella legittimità gli atti posti in essere dalle stesse amministrazioni e non solo per verificare se i prezzi fissati risultano in linea con quelli stabiliti nelle convenzioni Consip.

Tra le priorità vi è anche il riordino del sistema fiscale.

Prima di parlare di riduzione del prelievo occorre però condurre con successo una politica volta al recupero effettivo e non annunciato delle imposte e tributi evasi. Gli interventi su Irpef, Ires e Irap dovrebbero prefigurare un aumento dei soggetti passivi di imposta e l’emersione delle basi imponibili.

La politica di bilancio va ripensata nel suo complesso anche con riferimento all’attuazione della riforma in senso federalista dello Stato, prevedendo un collegamento stretto tra i centri di spesa e quelli di entrata affinché non vi sia una moltiplicazione della spesa senza una relativa moltiplicazione delle responsabilità.

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